
Oggi si è tenuta, finalmente, l'ultima udienza per decidere se rinviare a giudizio gli indagati per le morti da tumore polmonare di 14 operai (solo questi sono stati riconosciuti dal GIP, ma sono molti di più nella realtà) avvenute all'interno della Ex-Galvanca di Tezze sul Brenta.
Il giudice delle indagini preliminari, avendo sostituito il precedente, si trova a studiare tutte le carte prodotte sin'ora, si è riservata di decidere nei prossimi giorni, ha ella stessa auspicato una decisione nel breve periodo.
Ora sul tavolo ci sono da una parte la perizia (del perito del tribunale) che additiva semplicemente il fumo come causa delle numerosi morti da tumore al polmone, tale perizia è stata stralciata dal giudice precedente, dall'altra parte ci sono le perizie di Enzo Merler, Prof. Celestino Panizza, Prof. Dario Miedico, Prof. Agelo Levis che vanno tutte nella stessa direzione, cioè rifiutano la tesi del fumo, mettono in evidenza l'enorme mortalità avvenuta all'interno della ex-PM Galvanica e fanno una disanima dei pericoli all'esposizione a vapori di cromo esavalente e altre sostanze cancerogene (Nichel-Cianuri e così vai ..) a cui gli stessi operai della Ex-Galvanica erano assoggetatti.
Oltre a tali perizie, ieri (23 novembre) ha avuto luogo la sentenza di primo grado del processo civile avviato da una delle famiglie deli operai morti.
Tale sentenza condanna Sgarbossa Adriano e Zampierin Paolo, per la responsabilità nel decesso dell'operaio, al pagamento di OTTOCENTOMILA EURO di risarcimento più le spese processuali (altri ventimila euro).
Aldilà della cifra esemplare che non riporterà ai propri cari la vittima di un luogo di lavoro mal gestito e in cui gli operai non erano sicuramente informati dei pericoli a cui erano esposti, la condanna (sebbene sia solo in primo grado) è di fatto una conferma che la via della giustizia deve passare attraverso un processo penale e non la sua archiviazione.

COMITATO "PRA' GRAS" NO FONDERIA A FONZASO
Disitalianizzati .... Noi








Oggi (12/11/2009) c'è stata l'udienza che avrebbe dovuto designare il nuovo perito del tribunale (CTU) in modo da ripartire, tramite un nuovo incidente probatorio, con l'iter burocratico per decidere se far partire questo benedetto processo che deve dare giustizia a chi è morto e ai famigliari delle vittime.
Dal giornale "VicenzaPiù" si può leggere un