sabato, 04 luglio 2009
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I Veleni di Tezze sul Brenta in Parlamento
Venerdì 17 Luglio 2009
alle ore 17:30
Presso la sala “Tolio”
 (via Jacopo Da Ponte, 37 – Bassano del Grappa)



Presentazione dell'interpellanza parlamentare, dell'On. Antonio Borghesi (IDV)  riguardante la Ex-Galvanica di Tezze sul Brenta


La Ex-Galvanica è responsabile dell'inquinamento da Cromo 6+ (esavalente) per un sito censito di 30 km e di circa 70 mt di profondità che per 35 anni ha inquinato la falda acquifera più importante del vicentino per arrivare fino alla laguna veneta.

Il  tribunale di Bassano del Grappa da anni si deve pronunciare sulla causa dei decessi  dei dipendenti della Ex-Galvanica, un numero troppo elevato (5 volte superiore alla media nazionale) e riconducibile all'ambiente, all'esposizione e al sistema delle procedure  in cui essi operavano.

Il processo rischia fortemente di essere archiviato  e i responsabili di essere impuniti, per cui


Vi invitiamo Tutti

ad essere presenti e sostenere il diritto dei cittadini, nel pieno rispetto della libertà fondamentale dei diritti della persona affinché il processo sia celebrato, sia fatta chiarezza sulle responsabilità dei decessi.

Con le morti dei dipendenti se n'è andato anche il Nostro Ambiente che non è una  proprietà privata ad uso e consumo  ai fini di un interesse personale, ma appartiene a tutti Noi, per cui  non può che essere un processo che   Ci coinvolge TUTTI.

Non  dobbiamo lasciare soli  coloro che  hanno già pagato le conseguenze più estreme  e chiedono giustizia per i propri famigliari:
senza giustizia non c'è futuro per nessuno.

Con le morti Certificate se n'è andato in modo irreversibile il nostro ambiente e quel poco che si riuscirà a fare lo pagheremo Tutti.

Saranno presenti:

l'On.  Antonio Borghesi
il Comitato di difesa del diritto alla Salute di Tezze sul Brenta e Bassano del Grappa
e tutti i Comitati che aderiranno a sostenere l'iniziativa.

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giovedì, 02 luglio 2009
Gazzettino
ROSSANO Dopo i sigilli all’impianto di formatura a mano l’azienda parla di problemi occupazionali
Alla Fond rischio licenziamenti
L’amministratore Soliman: «Mai pericoli di esplosione. In progetto il trasferimento»

Giovedì 2 Luglio 2009,
Rossano Veneto
      (G.T.) Parla la Rossano Fond, la fonderia di via Crearo che nei giorni scorsi ha visto apporre i sigilli della Procura al forno rotativo ed al reparto di formatura a mano. Mentre l’impianto di formatura automatico ed il forno elettrico continuano ad essere utilizzati a regime. Luca Soliman, da qualche settimana nuovo amministratore delegato e rappresentante legale del Gruppo Soliman di Malo, insieme all’altro amministratore delegato Giorgio Soliman e al manager Paolo Zilio, interviene per fare chiarezza sull’accaduto. I tre manager non nascondono una certa preoccupazione anche sotto l’aspetto occupazionale.
      «Nella fonderia - spiega Luca Soliman - lavorano cinquanta operai ma se non si risolverà a breve la situazione del reparto a mano saremo costretti ad aprire la procedura di mobilità per il licenziamento di una decina di operai».
      Gli amministratori della Fond poi fanno una premessa in merito alla pericolosità del serbatoio contenente l’ossigeno liquido ed alcune notizie apparse sulla stampa: «Non si tratta di un liquido infiammabile ma di un comburente ed inoltre non c’era assolutamente alcun rischio di esplosione. In nessun verbale risulta poi che la linea di ossigeno, che non è ad alta pressione, avesse dei manicotti usurati: ciò che ci viene contestato è che non ci sia una valvola d’intercettazione posta all’esterno in posizione di sicurezza facilmente accessibile e adeguatamente segnalata, intervento peraltro previsto nel progetto approvato. Tuttavia - continua - è presente una valvola a valle del vaporizzatore ed esterna ai fabbricati comandata oltre che dal quadro di controllo, anche dal pulsante di emergenza».
      Soliman aggiunge che il provvedimento dell’autorità giudiziaria, cautelativamente preso per tutelare la sicurezza dei lavoratori, è giunto come «un fulmine a ciel sereno»: «E’ vero che i rilievi fatti nell’azienda erano stati trasmessi alla Procura, ma è altrettanto vero che dopo l’incontro convocato dal Prefetto il 5 maggio, a cui erano presenti Comune, Provincia, Vigili del fuoco, Arpav, Spisal e Noe, si era giunti alla decisione, condivisa da tutti, che entro il 15 giugno noi dovevamo presentare un progetto complessivo riguardante le problematiche della sicurezza antincendio. Progetto che abbiamo depositato il 9 giugno e che è stato approvato dal Comando dei Vigili del fuoco di Vicenza il 18. Per quanto riguarda l’impianto di formatura a mano - prosegue l’ad - questo non produce emissioni in atmosfera ma salturiamente delle emissioni diffuse all’interno dello stabilimento che vengono trattate mediante una stazione filtrante a maniche e che vengono rimesse nel luogo di lavoro previa depurazione. L’equivoco trae origine da una scorretta intepretazione formale, da parte del Settore ambiente della Provincia, della documentazione a suo tempo inviatale. Si tratta di errori già contestati davanti al Tar».
      La proprietà entra quindi nel merito dei rapporti con i residenti e l’amministrazione civica, con la quale si sta discutendo da circa otto mesi anche in funzione dell’approvazione del Pat, il Piano di assetto del territorio: «La soluzione del problema è quella di giungere ad un trasferimento concertato con il Comune e alla relativa riqualificazione dell’area. Percorso - conclude Soliman - che si sta già tracciando e che speriamo si concluda in breve».
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giovedì, 02 luglio 2009
Gazzettino
Giovedì 2 Luglio 2009,
Schiavon
      Inquinate le falde nel comune di Schiavon. La sostanza che si sta infiltrando è il percloroetilene, un composto organo-alogenato potenzialmente cancerogeno.
      In questi giorni è stata affissa l’ordinanza del nuovo sindaco Mirella Cogo che invita i cittadini a bollire l’acqua per 2 minuti prima di usarla per scopi alimentari. Nessuna precauzione invece va adottata per utilizzare l’acqua a scopi igienico-sanitari. Per informare la popolazione sui reali rischi è stato organizzato dall’amministrazione comunale un incontro che si terrà domani sera, venerdì, alle 20.30 e che vedrà la partecipazione di Ulss, Etra, Arpav, Ato Brenta e Centro idrico Novoledo.
      L’affissione dell’ordinanza lo scorso 27 giugno non è stata notata da molti cittadini ma i pochi che si sono fermati davanti alla bacheca hanno provveduto a informare amici e vicini di casa sull’evento: un tam-tam che è stato accompagnato da lamentele sul tipo di informazione, forse non proprio capillare.
      La comunicazione del Dipartimento di Prevenzione dell’Ulss 3 è datata 26 giugno e nella nota si fa riferimento a due prelievi: uno del 22 giugno in un pozzo comunale in via Roma e il secondo del 24 giugno in due pozzi privati ubicati in via Brentelle. Nei pozzi in via Brentelle la concentrazione di percloroetilene era pari a 60-72 microgrammi/litro.
      Sono in corso gli accertamenti per individuare le cause e inquadrare il fenomeno che si sta allargando a macchia d’olio e ha interessato anche i pozzi di Ancignano. Nei campioni prelevati dall’acquedotto di via delle Fontane, ad Ancignano, si è rilevato un aumento esponenziale di composti organo-alogenati.
      Gli organo-alogenati hanno la caratteristica di essere altamente volatili e quindi per evitare ogni rischio è sufficiente bollire l’acqua per un paio di minuti. Visto il tipo di inquinamento, l’acqua si può comunque usare per la doccia e gli altri scopi igienico-sanitari.
      La normativa italiana prevede che l’acqua erogata dagli acquedotti contenga al massimo 10 microgrammi/litro di composti organo-alogenati.
      A Longa questo limite è stato superato abbondantemente. Tuttavia, il limite massimo istituito dall’OMS è di 110 microgrammi/litro.
      Sonia Rossi
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sabato, 27 giugno 2009
Nella vicenda della Rossano Fond si svelano sempre nuovi dettagli molto preoccupanti, tra i quali il fatto che ha ignorato gli avvisi dei vigili del fuoco (che comunque sapevano da settembre che c'era una bomba all'Ossigeno pronta a scoppiare) per mettere in sicurezza il silos che attenta alla salute pubblica nel momento in cui scoppiasse .... per chi non avesse idea di dove sia sita la Rossano fond gironzoli attorno a Qui e vedrà che è ben incastonata nel "tessuto urbano" ... parole usate spesso per rendere meno viva l'idea che ci sono famiglie, persone che abitano a ridosso di questa azienda e che quindi si vedono la salute minata.

ROSSANO VENETO Nuovi dettagli sul sequestro dell’impresa: i vigili avevano scoperto anomalie su silos dell’ossigeno già in ottobre
La Fond ha ignorato gli allarmi dei pompieri
Il titolare dell’azienda è indagato per inosservanza di ordine di autorità e violazione delle norme ambientali

Gazzettino  - Sabato 27 Giugno 2009,
Rossano Veneto
      Ieri si sono appresi ulteriori dettagli sul sequestro preventivo operato alla "Rossano Fond" di Rossano. La situazione è ancora più grave di quanto apparso giovedì pomeriggio quando sono trapelate le prime, frammentarie notizie sulla vicenda. Due i settori dell’azienda congelati dall’autorità giudiziaria. L’aspetto più delicato riguarda, come già accennato, un forno fusorio rotativo collegato con alcune condotture a un silos contenente 33.000 litri di ossigeno criogenico (liquido). Tale sostanza serve per agevolare il raggiungimento di altissime temperature (1500 gradi) all’interno dei forni e quindi per ottimizzare le fusioni. É però un fluido instabile, basta una minima alterazione della sua condizione per causare un’esplosione. Detonazione che nel caso dell’impresa di via Crearo, che sorge praticamente in mezzo alle case, avrebbe conseguenze devastanti. Gli esperti hanno notato (l’avevano notato fin dall’autunno scorso) che l’impianto non era dotato di protezioni adeguate e che in particolare vari manicotti erano usurati. L’altra area sigillata è il reparto di formatura a mano, che rilasciava emissioni in aria, anche irritanti, senza autorizzazione, ritirata tempo addietro dalla Provincia.
      I controlli erano iniziati nell’ottobre del 2008, a cura dell’Arpav e dei vigili del fuoco di Vicenza. Erano stati questi ultimi a scoprire le "falle" tra forno e silos, a riscontrare un "pericolo concreto" di esplosione e a ordinare alla ditta di intervenire immediatamente. In questi mesi sono state effettuate altre osservazioni, infine la squadra di Pg del Corpo forestale dello Stato presso la Procura di Bassano ha riunito e approfondito i dati, ha verificato la pericolosità della situazione e ha consegnato il suo rapporto. Sulla base di esso la Procura ha subito decretato il sequestro. Le attività si sono svolte lunedì e sono durate ben 12 ore. L’isp. sup. Alberto Spoladori, comandante la squadra di Pg, e i suoi uomini hanno dovuto attendere che terminasse il ciclo di fusione già avviato e che uscisse una colata di 6 t. di ghisa e quindi hanno dovuto procedere allo svuotamento del serbatoio. Per questa operazione è stata chiamata una ditta specializzata veronese. Il tank conteneva ancora 25.000 l. di ossigeno. In via Crearo, per altri risvolti, sono giunti anche tecnici dell’Arpav e gli stessi pompieri di Vicenza. Al termine i forestali hanno consegnato al legale rappresentante della Fond, Paolo Soliman, 40 anni, di Malo, un avviso di garanzia con le ipotesi di violazione delle norme di tutela ambientale, emissione di sostanze in atmosfera senza autorizzazione, omissione di cautele al fine di evitare disastri e mancata ottemperanza di ordine di autorità. Quest’ultima contestazione è la più grave e si riferisce appunto all’ordine di fermare la produzione nel forno fusorio rotativo impartito dal Comando dei vigili e a quanto pare ignorato dall’azienda.
      In paese c’è grande preoccupazione ed anche stupore per il fatto che i gravi provvedimenti che hanno interessato la Fond non siano stati comunicati dal municipio o dalla autorità giudiziaria.
      Bruno Cera
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sabato, 27 giugno 2009
MAROSTICA Il quartiere Ceramica Anconetta protesta per le non risposte avute dall’amministrazione sui suoi diversi problemi. E contesta il piano anti-rumori
«Le misurazioni acustiche non sono credibili»

Sabato 27 Giugno 2009,
Marostica
      Il comitato di tutela del quartiere Ceramica Anconetta manifesta le proprie preoccupazioni in merito al continuo intensificarsi nel quartiere di opere e progetti al servizio dei cittadini ma scomode dal punto di vista dell’impatto ambientale e della salute.
      “Da circa dieci anni è stato introdotto l’ecocentro, che è ancora sprovvisto dell’impianto antincendio nonostante la stretta vicinanza con le abitazioni del quartiere e di continuo sia stato richiesto dal comitato – spiega Desi Schiesaro, referente del comitato – sono state inserite anche la centrale di smistamento dell’energia elettrica, l’antenna Omnitel e il problema delle onde elettromagnetiche, il consorzio acque con turbine esterne rumorose che di notte non fa dormire. Inoltre il comune ha dato l’autorizzazione per la realizzazione dello svincolo della futura strada Pedemontana che arriverà a pochi metri da alcune abitazioni. Tutto questo concentrato in una zona abitata preesistente alle suddette opere, già penalizzata dall’esistenza della strada provinciale con un traffico al di fuori della portata di questa strada, sprovvista di marciapiedi e pista ciclabile”.
      Il comitato di tutela del quartiere è nato proprio in occasione dell’installazione dell’antenna per la telefonia mobile nei pressi delle abitazioni, per difendere l’area da interventi che stavano riducendo i polmoni verdi disponibili. “L’unica cosa positiva è un pezzo di terreno rimasto incolto per molti anni, richiesto dal comitato di autogestione per risollevare un minimo l’impatto ambientale – continua Desi Schiesaro – lo abbiamo curato per farne il nostro parco, la nostra piccola oasi verde come centro ricreativo per la zona. Ma negli ultimi anni è stato modificato per l’ennesima volta il piano regolatore e l’area dove si trova è stata trasformata in zona artigianale e industriale e pertanto il parco ci verrà tolto”.
      Da anni il comitato si batte inviando richieste di spiegazioni all’amministrazione e ad altri enti, ultima delle quali la protesta nei confronti del piano di classificazione acustica del territorio comunale, relativamente alle aree 35, 36 e 36/A. “Abbiamo chiesto la proroga della scadenza delle osservazioni in quanto l’Arpav sta monitorando la zona per classificare l’inquinamento acustico e atmosferico - conclude la Schiesaro – inoltre dal piano risulta che le due aree a ridosso della strada provinciale sono state assoggettate a classi acustiche diverse di 10 decibel pur essendo contigue; non c’è nessuna legge fisica nè giuridica che ammette che soli 5 metri di strada possano suddividere 10 decibel di differenza. Riteniamo non valide le misurazioni per la nostra area abitativa che dovrebbe risultare con una classe acustica più elevata anche considerando che prossimamente saranno realizzati l’area produttiva e lo svincolo della Pedemontana; chiediamo pertanto la bonifica del territorio e un piano di risanamento previsto dalla legge”.
      Arianna Zen
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venerdì, 26 giugno 2009
Fond
La Procura della Repubblica di Bassano ha posto sotto sequestro la fabbrica di Rossano da tempo al centro di accese polemiche
Pericolo di esplosione, sigilli alla Fond
Recenti controlli avrebbero ravvisato anomalie nelle lavorazioni e soprattutto nei serbatoi dell’ossigeno liquido

Venerdì 26 Giugno 2009,
Rossano Veneto
      Fino a ieri il problema era la ricaduta delle polveri, oggi si profila una minaccia enormemente più grave: un’esplosione. Ieri la Procura della Repubblica di Bassano ha posto in sequestro preventivo la "Rossano Fond" di via Crearo, a Rossano. Recenti controlli avrebbero fatto emergere una serie di irregolarità nelle lavorazioni della fonderia soprattutto anomalie nel grande serbatoio che contiene l’ossigeno liquido che serve per raffreddare gli altiforni. L’ossigeno liquido è un fluido delicatissimo, basta una minima alterazione della sua condizione o una perdita nei fusti che lo contengono per causare un’esplosione. Che nel caso dell’azienda di via Crearo, che sorge in mezzo alle case, avrebbe conseguenze devastanti. La Procura ha fatto collocare i sigilli per prevenzione, in attesa di ulteriori verifiche. In paese l’impressione e la preoccupazione sono elevatissime.
      La "Rossano Fond" è da tempo al centro di polemiche che si sono fatte particolarmente accese dal luglio del 2007, da quando cioè analisi effettuate dall’Arpav indicarono che era stato superato di ben sette volte il limite delle emissioni di polveri in atmosfera. "Preso atto dello sforamento - scrisse subito l’Asl n.3 in Provincia e Regione - si ritiene indispensabile disporre, a tutela della salute pubblica, l’immediata sospensione di tutte le attività della ditta che comportino emissioni in atmosfera». Pochi giorni dopo la Provincia bloccò la fonderia. L’impresa ricorse al Tar e nell’ottobre del 2007 ottenne di riprendere la produzione. Le proteste dei residenti, che da tempo si lamentavano, ripresero vigore e si formò un comitato, il "Rossano 2007", che domandò il trasferimento dello stabilimento e in questi due anni si è opposto a varie richieste di ampliamento presentate dalla fabbrica. E appunto dall’autunno del 2007 non si contano le prese di posizione, i dibattiti, i confronti in sede di consiglio comunale e di conferenza dei servizi contro di essa. La questione della "Rossano Fond" è ritornata d’attualità lo scorso aprile quando i consiglieri regionali Rizzato, Rossato e Franchetto hanno insistito ancora presso il presidente Galan perchè si giunga all’allontanamento dell’azienda dal centro abitato.

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venerdì, 26 giugno 2009

Il 9/6/2009 è stata presentata una interrogazione parlamentare (Pagina ufficiale) fatta dall'Onorevole Borghesi al fine di portare a conoscenza (qualora ce ne fosse ancora bisogno) del problema che persiste a Tezze sul Brenta  e presso il Tribunale di bassano del Grappa.

ATTO CAMERA

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/03179

Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 184 del 09/06/2009
Firmatari
Primo firmatario: BORGHESI ANTONIO
Gruppo: ITALIA DEI VALORI
Data firma: 08/06/2009
Destinatari
Ministero destinatario:
  • MINISTERO DELL'AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE
  • MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELL'AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE delegato in data 08/06/2009
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-03179
presentata da
ANTONIO BORGHESI
martedì 9 giugno 2009, seduta n.184

BORGHESI. -
Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:



già nel 1971 una ditta, allora denominata Junior Costruzioni Meccaniche, con sede nel comune di Tezze sul Brenta in provincia di Vicenza, fece richiesta per costruire un edificio ad uso industriale in un'area sino ad allora usata prevalentemente in agricoltura;


il comune (delibera del 22 giugno 1971) acconsentì a tale richiesta;


successivamente venne concessa l'autorizzazione (previa domanda della ditta Junior) ad un ampliamento con la seguente clausola «Il terreno ceduto deve essere destinato alla costruzione di capannoni industriali, in caso di mancato adempimento di tale obbligazione o di cambiamento di destinazione dell'area o di parte di essa, la vendita dovrà intendersi risolta senza bisogno di formalità alcuna». Il consenso venne espresso dai consiglieri, purché non venisse installato un impianto galvanico e venissero rigorosamente rispettate le destinazioni del nuovo complesso;



con una lettera del 25 giugno 1973 la ditta «Junior» chiese di eseguire la costruzione di un impianto galvanico in netta opposizione alle condizioni poste dal comune l'anno precedente. Alla ditta viene concessa la costruzione dell'impianto a patto che vengano rispettate e siano presenti tutte le norme sulla sicurezza ambientale e che su eventuali scarichi di liquido non vi siano più di 50 mcg/l di cromo esavalente;


nel 1974 inizia l'attività della ditta di cromatura. Successivamente la società assume denominazione di «Tricom SPA». A febbraio dello stesso anno vengono rilevati 7200 mcg/l di cromo totale e 3700 mcg/l di nickel, valori altamente fuori dai valori massimi consentiti per legge. (Valori rilevati dalla perizia 05/06/2006 del dottor Morando Soffritti);



nel 1979 l'amministrazione provinciale revoca alla ditta l'autorizzazione allo scarico di liquami industriali (19 settembre 1979) ma la Tricom, grazie a 2 proroghe (dell'allora sindaco Rocco Battistella, dipendente Tricom) di tre mesi ciascuna continua gli sversamenti in deroga alla revoca provinciale;



dal 1980 sino al 1982 vengono rilevati pozzi d'acqua inquinati da cromo esavalente in località Tombolo (località a Sud di Tezze sul Brenta) della vicina provincia di Padova. Vengono emessi provvedimenti dai NAS a carico della Tricom per varie omissioni:


non aver indicato il luogo di destinazione dei fanghi scaturiti dalla depurazione dei reflui industriali;

aver continuato a scaricare i fanghi nonostante la revoca della provincia, anche dopo la scadenza delle proroghe temporanee emesse dal sindaco di Tezze sul Brenta;

aver continuato ad aumentare l'inquinamento a seguito del continuo peggioramento qualitativo dei reflui industriali senza adottare tutte le misure necessarie ad evitare tali inconvenienti;


aver omesso di far sottoporre i propri dipendenti alle visite mediche trimestrali contro i rischi di malattie professionali;


nel 1982 alla Pretura di Bassano del Grappa perviene la richiesta di rinvio a giudizio per: Forlin Pietro, Scalco Giovanni, Scalco Roberto, Sgarbossa Adriano, Bonifaci Pietro, Battistella Rocco e Brogli Adelchi; (Procura della Repubblica 28/82 R.Gen. del 16 febbraio 1982);



nel 2002 vengono effettuate delle indagini approfondite della polizia giudiziaria di Cittadella (anche questo paese vicino a Tezze sul Brenta ma in provincia di Padova) e viene identificata come fonte inquinante la società Galvanica PM (nuova denominazione assunta dalla «Tricom spa») di Tezze sul Brenta;


a seguito delle indagini nel 2003 viene avviato un processo che si concluderà nel 2006 con la dichiarazione di colpevolezza e condanna in via definitiva di Paolo Zampierin, proprietario della Ex Galvanica PM (il 23 dicembre 2003 la Galvanica PM dichiara fallimento) in quanto colpevole del delitto di avvelenamento colposo. La pena è di 2 anni e 6 mesi di reclusione (abbonati grazie all'indulto) e al pagamento di tutti i danni cagionati, per un totale di 2 milioni 250 mila euro;


all'interno della ditta Galvanica lavorarono molti operai: tra di essi si registrarono un numero considerevole di decessi per tumore (21 registrati sino al 1994). Molti esperti di medicina del lavoro hanno più volte dichiarato che le cause di tali morti potrebbero essere associate al tipo di lavoro a cui gli operai erano sottoposti;


nel 2006 la procura di Bassano del Grappa apre un fascicolo sulle morti sospette (ne furono accertate 14) tra gli operai della Galvanica PM. Le ipotesi di reato sono: omicidio colposo plurimo, lesioni colpose gravi e omissioni di difese e cautele contro disastri e infortuni sul lavoro e violazione sulle norme di sicurezza ed igiene negli ambienti di lavoro mentre gli indagati sono:

Sgarbossa Adriano (legale rappresentate della società Tricom);

Zampierin Paolo (legale rappresentante della società Galvanica PM);

Zampierin Adriano (responsabile del reparto cromatura);

Battistella Rocco (impiegato nel reparto cromatura, ex-Sindaco di Tezze e all'epoca assessore provinciale);



nel 2008 viene richiesta per la prima volta l'archiviazione, da parte del PM Giovanni Parolin, del fascicolo aperto 2 anni prima per determinare le causa delle morti sospette all'interno della galvanica. L'archiviazione viene chiesta in base al fatto che alcuni degli operai fumavano;


la richiesta di archiviazione viene rigettata in base a nuovi elementi e studi presentati dai legali dei famigliari delle vittime, che dimostrano che la mortalità all'interno della fabbrica era triplicata rispetto alla media nazionale. Attualmente tale mortalità risulta quintuplicata, considerando le morti degli ex-operai che, nel frattempo sono deceduti;


successivamente, il giudice Massimo Morandini (incaricato di analizzare i nuovi elementi e fare le nuove indagini), dopo quattro udienze preliminari per decidere o meno l'archiviazione del fascicolo lascia nuovamente al PM Giovanni Parolin la decisione sul procedere o meno alla celebrazione del processo. Quest'ultimo, sempre adducendo alle motivazioni della prima richiesta d'archiviazione ripresenta una seconda richiesta di archiviazione;


attualmente è stata ripresentata un'opposizione da parte dei legali dei famigliari delle vittime e il tribunale dovrà pronunciarsi -:


se i Ministri sono a conoscenza dei fatti e come intendono intervenire affinché si rimedi al danno ambientale prodotto, se si intendano assumere iniziative ispettive presso il Tribunale di Bassano del Grappa, visti i comportamenti a dire poco discutibili ricordati in premessa. (4-03179)
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domenica, 14 giugno 2009
La bonifica degli arenili liguri interessatio dall'inquinamento da cromo esavalente, tanto decantata nei mesi scorsi da molti giornali, è una farsa.
ecco un link che ci è sato gentilmente segnalato ad un documento che documenta la problematica anche tramite un video.
Speriamo che i soldi (nostri) inviati dalla regione per la bonifica dell'area di Tezze non servano per mettere della terra pulita sopra la vergogna come stà succedendo in Liguria.
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domenica, 14 giugno 2009
http://venetonotizie.regione.veneto.it/VenetoNotizie/showItem.2puntOT?id=1677

FINANZIA INTERVENTI PER TUTELA DELLA RISORSA IDRICA

(AVN) – Venezia,   11 giugno 2009

La Giunta regionale, su proposta dell’Assessore all’Ambiente Giancarlo Conta, ha approvato un provvedimento con il quale ha impegnato la somma complessiva  di € 4.860.000,00 per la realizzazione di tre interventi legati alla tutela ed al ripristino della qualità delle acque superficiali e sotterranee nei territori del Polesine e di Cittadella. Due gli interventi che interessano nello specifico l’area polesana: il primo, cui sono state assegnate risorse per € 2.500.000,00, prevede l’ “Ampliamento del depuratore di S. Apollinare e delle fognature di collegamento”, che costituisce il primo concreto passo verso la realizzazione di un unico polo per il trattamento dei reflui del Comune di Rovigo. Questo sistema garantirà l’ottimizzazione delle operazioni di depurazione in vista della dismissione dell’altro depuratore comunale di Viale Porta Po, attualmente soggetto a problemi legati alla vetustà dell’impianto ed allo sviluppo del tessuto urbano nelle zone contermini, con inevitabili problemi di natura urbanistica per il rispetto dei vincoli; il secondo intervento, al quale sono state assegnate risorse per € 360.000,00, è relativo al “Completamento delle fognature  di Viale Porta Po in Comune di Rovigo” e costituisce il secondo stralcio dei lavori inerenti la condotta fognaria di Viale Porta Po, già in avanzato stato di realizzazione. I nuovi lavori consentiranno di potenziare il collettamento all’impianto di depurazione comunale dei liquami derivanti dall’area sud di Rovigo, senza timori di sottodimensionamento delle condotte. Il terzo intervento, infine,  riguarda la zona compresa nei Comuni di Tezze sul Brenta, Cittadella e Fontaniva, interessata da una pesante e storicamente ben nota contaminazione da Cromo esavalente ed altri metalli pesanti, del suolo e dell’acqua di falda sotterranea, mettendo a potenziale rischio le risorse idropotabili dell'area a nord di Cittadella. Per la realizzazione dei “Lavori di messa in sicurezza e bonifica dei suoli e della falda in Comune di Tezze sul Brenta” sono state assegnate risorse per € 2.000.000,00 che, in aggiunta a quelle messe a disposizione dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, dall’A.A.T.O. Brenta e dalla Provincia di Vicenza, consentiranno l’esecuzione del primo stralcio delle opere previste, intese ad evitare la possibilità di propagazione della contaminazione in atto e conseguentemente procedere alla bonifica del sottosuolo contaminato. “La Regione del Veneto in questi ultimi anni – precisa l’Assessore Conta – sta operando un grosso sforzo finanziario ai fini dell’attuazione dell’APQ 2 - Accordo di Programma Quadro “Tutela delle acque e gestione integrata delle risorse idriche”. Tale accordo prevede la realizzazione di interventi per la tutela dei corpi idrici superficiali e sotterranei, il ripristino della qualità delle acque superficiali e sotterranee, la riduzione dell’inquinamento di tali risorse. Il programma prevede anche una serie di attività finalizzate ad incentivare l’attuazione del servizio idrico integrato per la razionalizzazione della gestione delle risorse idriche. Con questa iniziativa – conclude Conta – intendiamo  assicurare un utilizzo sostenibile delle stesse in grado di permettere il soddisfacimento dei fabbisogni idrici sull’intero territorio per i vari tipi di utilizzo, fornendo comunque risorse di qualità” 
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lunedì, 01 giugno 2009

Dal Sito: http://www.sicurweb.it/sicurezza_sul_lavoro/dettaglio.asp?id=8293


Cancro da amianto: dopo i polmoni anche la laringe e le ovaie

E' nota la cancerogenità dell'amianto per la pleura (mesotelioma) ed i polmoni. Secondo lo IARC (International Agency for Reasearch on Cancer) l'amianto provoca anche il cancro alla laringe e all'ovaio. Tali risultati hanno indotto lo IARC a rivedere la classificazione dell'amianto, ormai identificato come cancerogeno accertato per le due nuove localizzazioni in questione.

Gli esperti dello IARC hanno potuto anche mettere in risalto un possibile effetto cancerogeno per il cancro colonrettale. L'amianto potrebbe essere anche implicato nella sopravvenienza del cancro della faringe e dello stomaco.

La rivalutazione della classificazione ha delle conseguenze importanti. Questi nuovi chiarimenti portano ad interrogarsi sui dispositivi di sorveglianza dei lavoratori esposti, sul seguito post-esposizione come su quello post-professionale, fino all'indennizzo delle vittime dell'amianto. Finora infatti sono stati presi in considerazione solamente il mesotelioma ed il cancro del polmone.

I risultati dello studio dello IARC sono stati pubblicati e sono disponibili gratuitamente sulla rivista medica The Lancet Oncology (http://www.thelancet.com/journals/lanonc/article/PIIS1470-2045(09)70134-2/fulltext)

fonte: INRS
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